ludimus

Così È Nata Ludimus

Dal Diario di un Fondatore

Diario di Mattia, 2 aprile 2016, alba

Siamo in macchina, siamo in 5. Siamo in 5 ad andare verso sud.
La radio passa i The Black Keys, la temperatura è ottima.
Modena, madre di tortellini, musa di Ferrari, patria di tanti partigiani, ancora non è conscia di cosa sta per fare. Di cosa sta per partorire.
Informazioni sul traffico, sorpassi.
Parole.
Parole, parole, parole.
Questo lo hai provato? Quando esce quello? Oggi spendo poco, penso.
Tante promesse. Tante bugie.
Siamo in 5 e andiamo verso sud.

Le macchine corrono veloci, le montagne spariscono.
Il sole è sorto da poco.

Dopo tutto non è stato un cattivo risveglio, dopo tutto non è stata una brutta partenza.
Il viaggio corre veloce, scorre via.
Parole, parole e parole ancora.
E ancora promesse, e ancora bugie.
Parcheggio.
Mal di schiena.

Diario di Mattia, 2 aprile 2016, mattina

Play.
Entriamo.
Dove siamo finiti?
Pensavo di essere IO il malato, l’ossessionato, il fanatico.
Scopro felicemente che c’è gente messa peggio di me.
Molto peggio di me.
Che bello il mondo.
Grazie, mondo.

Siamo ancora in 5, contro ogni previsione. Uniti, compatti.
Si scopre subito che Modena non è più Modena, che i tortellini non sono più tortellini e che a nessuno importa più delle Ferrari.
A Play è l’anno di Orléans, di Star Realms, di Dead of Winter.
Si gira tra i tavoli, si parla con gente mai vista come se si avesse litigato per il trattore sin da piccoli. Ci si siede. Si gioca.
Si provano giochi. Tanti giochi.
Non si fa in tempo a sedersi ad un tavolo che, come un folletto, un aiutante di babbo Natale, come il maggiordomo di Lara Croft, arriva un ragazzo o una ragazza, che con un sorriso a 32 denti e un logo sulla maglietta ti domanda come può tornarti utile.
Intavola, spiega, illustra.
Gioca con te.

Non sono più a Modena, ma in quel mondo di cavalieri coraggiosi, di navicelle spaziali o di invasioni zombie.
Mi sento protetto, mi sento pronto a impugnare dei dadi e a far vedere chi è che la dea bendata ha intenzione di baciare per il resto della giornata.
Ovviamente non sono io.
Non le piaccio molto.
Depressione.
Ci si alza, si cammina e si ricomincia.
Questa volta non avevo mai rubato il trattore al mio compagno di giochi. Mi guarda male.
Si chiama Max. C’è scritto sulla maglietta, poco sotto il logo.
Mi sta già simpatico.
Questo è il gioco giusto.
Regole, regole e ancora regole.
Dove sono i dadi? Niente.
Addio bellezza bendata, è stato bello vederti fare vincere gli altri.
Auf Wiedersehen.

Diario di Mattia, 2 aprile 2016, il sole inizia a scendere

Avrò camminato chilometri.
Ho le spalle rotte, le braccia mi si sono allungate di alcuni centimetri e il portafoglio, invece, li ha persi di spessore.
L’avevo detto che erano solamente bugie.
D’altronde, se sei in paradiso, non ne approfitti?
Ho visto molti sorrisi, sentito diversi accenti, ho provato innumerevoli giochi e, soprattutto, mi sono divertito.
Torniamo alla macchina, ancora noi, ancora noi 5.
Saliamo.

C’è chi dorme, chi canta, c’è chi pensa.
Non si aveva pensato abbastanza durante il giorno.
Si pensa, si pensa. Si pensa ancora.
Ed ecco.
Così è nata Ludimus.
In macchina, al tramonto.
Peccato che non ci fosse un calice di vino a chiudere il quadro perfetto.
Con il dettaglio riprodotto in alcune miniature, il viaggio regalato da alcune ambientazioni, l’emozione data da un pensiero laterale rivelatosi vincente.
Con l’aver giocato per ore senza mai aver dovuto prendere il mano un manuale.
Coccolati, adulati, guidati.
Siamo in macchina, siamo in 5. Siamo in 5 ad andare verso nord.
La radio passa i Ramones, inizia a fare freddino.
Trento, madre di canederli, musa dei migliori vini, patria delle Brigate Rosse, ancora sa cosa sta per fare. Di cosa sta per partorire.

Mattia