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Per fare una Grande Partita, ci vuole un Grande Gioco

Giochi oversized per comitive ludiche molto estese

Nella sua definizione più fondamentale, un gioco nient'altro è che un'esperienza stimolante, di solito condivisa con altre persone. A partire da questa definizione, e nonostante quello che si è comunemente abituati a credere, non esiste alcuna limitazione ideale riguardo il numero di possibili partecipanti, o agli spazi che l'esperienza richiede per funzionare al meglio.
Un gioco può essere svolto in solitaria, con pochi amici o con comitive modello scolaresca. Può essere tenuto sul palmo di una mano, apparecchiato sul tavolo della cucina, o sparso in una stanza appositamente arredata. E può essere fortemente dipendente dai suoi materiali, stampato su pochi pezzi di carta o del tutto immaginato, come è il caso del gioco di ruolo o dei giochi dei bimbi.
Un gioco, in effetti, può essere tutto quello che la fantasia del suo creatore riesce a mettere insieme: basta pensare a come farlo funzionare.
Detto questo, alcuni creatori scelgono di restare coi piedi per terra, ancorati a un obiettivo specifico, sia esso di natura ludica o economica. Un gioco deve essere ottimizzato per far divertire un numero ragionevole di persone, dalle 2 alle 8 in numero, per un paio d'ore a serata, possibilmente fornendole di una scatola di materiale non troppo voluminosa (e quindi un prezzo appetibile).
Questi creatori hanno ben pensato, data la condizione fondamentale del gioco, di fare di più con meno.
Noi oggi non parleremo di loro.
Parleremo invece di chi, guardando a un cielo senza limiti, si è chiesto: “fino a che punto posso spingermi?” e quindi di estendere tutto alla massima portata, fino forse all'impraticità e all'eccesso, trasformando il gioco in un evento colossale. Perché si può farlo.
Quali scatole e fustelle? Datemi tavoli imbanditi di ogni sorta di materiale, pareti ricoperte di elementi scenici e segreti, uniformi e dotazioni personali degne di un avventuriero o di uno scienziato. Nessuno si tiri indietro: si gioca tutti, non importa quanti, e si racconta una storia in cui tutti sono protagonisti, quasi in parallelo a quella di ogni giorno. Tutto deve essere grande, grandissimo.
Quelli sono il genere di creatori che danno vita ai MegaGiochi.

La logica dell'eccesso

Megagioco
Un MegaGioco è l'estrema conseguenza di questa filosofia dell'estremo. Un gioco che è per metà un gioco da tavolo, e per metà un gioco di ruolo, e che pone l'accento sulla scala. Un MegaGioco, in altre parole, è grande per definizione.
Grande per componentistica, perché richiede molto materiale e grande preparazione da parte degli organizzatori, e perché in effetti ogni partita è una somma di tanti altri piccoli giochi e mini-giochi, tutti funzionali al MegaGioco stesso.
Grande per spazi, dovendosi svolgere su un'area grande a sufficienza a contenere tutte le dinamiche e gli eventi che si intendono rappresentare, magari su più stanze molto estese (aree scolastiche, teatri, hangar...).
Grande per tempi, che vanno dalle varie ore all'intero pomeriggio, nei casi più estremi spingendosi a mezze giornate od oltre, con momenti di debriefing (cioè di assegnazione dei vincitori) che possono portare via più tempo di quello che giochi da tavolo anche molto complessi possono richiedere, e che molto spesso sono un gioco a loro volta.
E soprattutto, grande per partecipanti: qui non si sta parlando di una sessione aperta a giochi tradizionalmente aperti a gruppi estesi per design o per caso, come Lupus in Tabula; si sta parlando di gruppi di minimo venti-venticinque giocatori (ma più comunemente, una cinquantina), divisi in team che da soli sarebbero già molto numerosi per intavolare un qualsiasi altro gioco.
L'unica cosa che non è necessariamente grande, in un gioco di questo tipo, è la complessità. Per loro natura, come accennato sopra, un MegaGioco si svolge riassumendo tutta una serie di interazioni locali tra singoli giocatori e gruppi e sottogruppi di giocatori: ciascuno di loro partecipa a più partite diverse, mini-giochi e discussioni che vengono convogliate da dei master verso un risultato comune, che viene comunicato a specifiche scadenze o in particolari situazioni. Il feeling, dal punto di vista dei giocatori, è quello di un flusso di eventi naturali e logici che non richiedono maggiore elaborazione di quanto non richiederebbe un gioco a bassa intensità, se non quella richiesta dal ruolo che viene ricoperto.

Un grande esempio: Watch the Skies!

Watch the skies
In Watch the Skies! (probabilmente il più popolare tra i MegaGiochi), i giocatori – dai 20 ai 40 – rappresentano ciascuno un'importante personalità del governo di una delle molte superpotenze mondiali: le squadre, che comprendono ministri, scienziati, diplomatici... si contendono uno scacchiere mondiale in subbuglio dato l'arrivo improvviso di una Nave Madre aliena. Ciascuna nazione, radunatasi in persona dei suoi rappresentanti nello stesso luogo, cerca di contenere la crisi... cercando di guadagnarci il più possibile senza scatenare la fine del mondo.
Watch the Skies! è la simulazione di un gioco del trono su scala mondiale: ogni nazione (compresa quella extra-terrestre) ha il proprio obiettivo segreto da portare a termine, non sempre in linea con gli interessi delle altre nazioni, o della razza umana nel suo complesso, e le dinamiche del gioco non hanno nulla da invidiare al mondo della diplomazia reale, in tutte le sue sfaccettature.
Per intenderci, il gioco offre (e la lista non è per nulla esaustiva): sit-in ministeriali, comitati scientifici e premi Nobel, organizzazioni internazionali, operazioni militari su larga scala, contrattazioni economiche, conferenze stampa e pubblicazioni di giornali, rapimenti, assassinii, spionaggio e infiltrazioni aliene. E quello che è più incredibile: tutto questo, senza complicazioni e masse di regole incomprensibili.
Non ci credete? Qui trovate un bell'esempio di un partita a questo MegaGioco.

Così grande da passare inosservato

Esperienze
Purtroppo, la semplicità del gioco non si riflette anche dal punto di vista degli organizzatori. Non serve ingannarci: i MegaGiochi sono esperienze straordinarie in ogni senso, e richiedono una preparazione altrettanto straordinaria e, spesso, un costo non indifferente.
La portata del gioco suppone che il gruppo possa disporre di un luogo molto esteso (cosa che può diventare non solo un problema economico, ma anche legale), di molto materiale da stampare e distribuire ai numerosi giocatori e, possibilmente, di un modo immediato per radunare molte persone.
Niente a che vedere con il gioco da intavolare la sera al bar o a casa di un amico. E se già il nostro hobby (nonostante le cose stiano iniziando a cambiare) è da considerarsi un passatempo di nicchia, tutto questo non fa che relegare la meravigliosa realtà dei MegaGames a una nicchia nella nicchia, di solito lasciata alle competenze di gruppi specializzati o associazioni ludiche nel contesto di eventi particolari, di solito non più di un paio l'anno.
Ma se il altri paesi la prima di queste categorie è (relativamente) diffusa, lo stesso non si può dire per la nostra cara Italia. Da noi, è sulle spalle della seconda categoria che ricade l'intero carico di far conoscere questa realtà ludica: questo non accade così spesso, ma ogni tanto si possono notare degli esempi virtuosi che fanno ben sperare anche per il nostro Paese (in particolare, tenete sempre d'occhio le fiere locali e i revival storici), e chissà che anche a noi non venga voglia di tentare questa strada.
Senz'altro, sarebbe proprio una grande esperienza.

Andrea